db Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano - Periodici

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Avanti!

note: Firenze. Vedi: «Avanti!» (Roma).

reference: 194

Avanti. Giornale popolare.

note: Grumo Bitonto (Tip. F.lli Binettì); settimanale; cm 32½ x 24; pp. 4, coll. 2.

responsable: Redattore resp.: Pietro Speranza; gerente: Giuseppe Mitarotonda.

coherence: a. I, n. 1 (23 settembre 1883) - a. I, n. 10 (25 ottobre 1883).

notes contenu: Pubblica un entusiastico profilo di Andrea Costa e dedica una rubrica speciale alla questione operaia. Indirizzo politico repubblicano socialista.

collocation: GF. A. 8. 28

reference: 195

L’Avanti. Organo mensile dell'Unione tipografica socialista, poi Organo mensile dell'Unione socialista fra i lavoratori del libro.

note: Milano (Tip. Operaia); mensile; cm 40 x 27; pp. 4, coll. 3.

responsable: Gerente: Gaetano Ronchetti.

coherence: a. I, n. 1 (26 luglio 1893) - a. II, n. 16 (30 settembre 1894). Col n. 8, a. II (io febbraio 1894) assume il secondo sottotitolo.

notes contenu: Nel n. 1, a. I (26 luglio 1893) la redazione avverte che l'Unione tipografica socialista è una sezione del Partito dei lavoratori italiani, di cui ha adottato il programma, lo statuto ed i metodi di lotta. I nn. 2 e 13, a. I, sono sequestrati e il gerente sottoposto a procedimento per reato di eccitamento all'odio fra le classi sociali. Il 12 agosto 1894 pubblica un supplemento col titolo: « Milano-Venezia I ».

collocation: GF. B. 73. 30

reference: 196

Avanti!

note: Milano (1911-1950). Vedi: «Avanti!» (Roma).

reference: 197

Avanti!

note: Napoli. Vedi : «Avanti ! » (Roma).

reference: 198

Avanti! Periodico della Democrazia radicale, poi Politico quotidiano, poi Periodico della Democrazia radicale.

note: Palermo (Tip. Lo Casto, poi Tip. G. Spumato); settimanale, poi quotidiano, poi settimanale; cm 50 x 35; pp. 4, coll. 4.

responsable: Redattore resp. : Adolfo Salemi; gerente resp. : Eugenio Deninnis.

coherence: a. I, n. 1 (11 maggio 1890) - a. II, n. 56 (23 luglio 1891). Col n. 27, a. I (10-11 novembre 1890) assume il secondo sottotitolo; col n. 37, a. I (26-27 novembre 1890) il terzo.

collocation: GF. C. 30. 9

reference: 199

Avanti! Periodico socialista dei Comuni vesuviani, poi Organo del Partito socialista del Mezzogiorno, poi Organo regionale del Partito socialista del Mezzogiorno.

note: Portici, poi Napoli (Portici; Tip. Spedaliere e C.); settimanale; cm 50½ x 36½, poi 60 x 45 ½, poi 43 x 33; pp. 4, coll. 4.

responsable: Redattori resp.: Giovanni Domanico, Gino Alfani; gerente: Vincenzo Cozzi

coherence: I, n. 1 (30 novembre 1895) - a. II, n. 15 (16-17 maggio 1896). Interruzione dal n. 12, a. II (30 marzo 1896) al numero di saggio, a. II (1° maggio 1896). Col n. 5, a. II (8 febbraio 1896) assume il secondo sottotitolo; col numero di saggio, a. II (l° maggio 1896) il terzo.

collocation: GF. C. 41.11

reference: 200

Avanti! Grido dei socialisti.

note: Prato (Tip. Bogani); [periodicità non indicata]; cm 39 x 27; pp. 4, coll. 3.

responsable: Responsabile : Dante Nocentini.

coherence: a. I, n. 1 (28 aprile 1895). Numero di saggio. Esiste soltanto il numero segnalato.

collocation: GF. B. 55. 48

reference: 201

Avanti! Settimanale socialista.

note: Rimini (Tip. Capelli, già Malvolti); settimanale; cm 50 x 35; pp. 4, coll. 4.

responsable: Redattore resp. : Luigi Galliardi.

coherence: a. I, n. 2 (11 febbraio 1906). Esiste soltanto il numero segnalato.

collocation: GF. C. 76. 56

reference: 202

Avanti! — Giornale socialista, poi Giornale del Partito socialista, poi Quotidiano del Partito socialista, poi Quotidiano del Partito socialista italiano.

note: Roma, poi Milano (Tip. dell'<Avanti », poi Tip. Via Propaganda Fide, poi Tip. del Seminario, poi Tip. del Giornale, poi Tip. Soc. Ed. «Avanti!», poi Soc. Anonima S.T.I.G.E., poi Stabilimento Tip. U. E. S. I. S. A., poi Tip. «La Tribuna», poi Stabilimento Tip. « Eti »); quotidiano; cm 55 x 37, poi 58 x 44; pp. 4, poi 6, poi 2, poi 4, poi 6, coll. 5, poi 9, poi 8, illustrato.

responsable: Direttori: Leonida Bissolati (dal dicembre 1896 al maggio 1898), Enrico Ferri (dal maggio 1898 all'autunno 1898), Leonida Bissolati (dall'autunno 1898 all'aprile 1904), Enrico Ferri (dall'aprile 1904 al giugno 1908), Oddino Morgari (dal giugno al set­tembre 1908), Leonida Bissolati (dal settembre 1908 all'ottobre 1910), Claudio Treves (dall'ottobre 1910 al luglio 1912), Giovanni Bacci (dal luglio al novembre 1912), Benito Mussolini (dal novembre 1912 all'ottobre 1914), Giacinto Menotti Serrati (dal­l'ottobre 1914 al marzo 1923), Pietro Nenni, Oliato Vernocchi, Riccardo Momigliano (dal marzo 1923 al settembre 1926), Angelica Balabanoff (a Parigi, fino al 1931), Pietro Nenni (dal 1931 sino al 1945), Sandro Pertini, Riccardo Lombardi (nel 1946), Pietro Nenni (dal 1947); condirettore: Guido Mazzali (dal 1945); redattori resp.: Garzia Cassola, Ugo Ojetti (Florindo), R. Forges Davanzali, Oddino Morgari, Pio Gardenghi, Chino Valenti, E. Mazzoni, Walter Mocchi, Guido Podrecca, A. Susi, Ivanoe Bonomi, G. B. Picchetto, G. Galantara, Luigi Mongini, Alessandro Schiavi, Achille Corona, Renato Frazzoni, Nino Sangiovanni, Amilcare Morigini, Carlo Co­lombo, Lamberto Artioli; collaboratori: Filippo Turati, Camillo Trampolini, Enrico Ferri, Claudio Treves, Guglielmo Ferrerò, Cesare Lombroso, Paola e Gina Lombroso, Arturo Labriola, Enrico De Marinis, Nicola Badaloni, Andrea Costa, Alfredo Niceforo, Adolfo Zerboglio, Edmondo De Amicis, Paolo Vaierà, Agostino Lanzillo, Sylva Viviani, Angelo Crespi, Angelica Balabanoff, Armando Bordiga, Margherita Sarfatti, Adelchi Bararono, Giuseppe De Falco, Paolo Vaierà; gerenti: Romeo Prezzi, Cheru­bino Trenta, Augusto Salustrij Ernesto Fratoni, Aurelio Calassi, Giuseppe Invernizzi.

coherence: a. I, n. 1 (25 dicembre 1896) - a. LIV, n. 310 (31 dicembre 1950). Pubblicazione in corso. Interruzione dal n. 213, a. XXX (8 settembre 1926) al n. 244, a. L, nuova ser. (18 ottobre 1946). Col n. 2535, a. VIII (27 dicembre 1903) assume il secondo sottotitolo; col n. 244, a. L, nuova ser. (18 ottobre 1946), il terzo; col n. 12, a. LI, nuova ser. (15 gennaio 1947), il quarto. Alcune annate sono scomplete. Mancano i fascicoll usciti in Francia durante il periodo fascista ed anche i fascicoll usciti a Roma ed a Milano durante il periodo clandestino (eccetto il fascicolo edito in data 1° agosto 1943 e quello del 1° luglio 1944, uscito col sottotitolo: «Giornale del Partito socialista italiano di unità proletaria »).

notes contenu: La fondazione del giornale quotidiano del Partito socialista italiano costituì un avvenimento nella vita del Partito, il quale sentiva la necessità urgente di rivolgere alle masse dei lavoratori < la parola semplice e comprensiva della giustizia e della libertà », cioè di far conoscere con tale linguaggio gli avvenimenti della vita politica ed economica del paese. Il Congresso del Partito, tenuto a Firenze nel teatro Salvini nel luglio 1896, ed al quale intervennero oltre 220 delegati (una delle maggiori manifestazioni di quegli anni, sia per le decisioni adottate, sia per il grande spiegamento di forze socialiste), deliberava la fondazione del quotidiano. La direzione del Partito, attraverso vivi contrasti suscitati dalla minacciata soppressione de « La Lotta di classe », periodico fondato dai socialisti milanesi e assunto ad organo ufficiale del Partito dal Congresso di Genova del 1892, confermava nella riunione del 1° novembre la decisione del Congresso, e il nuovo quotidiano appariva finalmente il 25 dicembre, dopo esser stato annunziato con un manifesto, del quale il Questore di Roma aveva proibito la diffusione e l'affissione. Il giornale, che doveva chiamarsi « Italia nuova », fu battezzato col titolo: « Avanti! », il vecchio titolo del « Worwarts! », al quale Carlo Marx collaborò negli anni 1844-1845, e di altri giornaletti socialisti che lo avevano preceduto. Il giornale, sorto sia per il contributo spontaneo di migliaia di lavoratori, sia per il contributo di borghesi « ai quali la vita non par degna di esser vissuta, se non la si consacra alla causa della verità », ebbe un clamoroso successo editoriale, se si pensa che ne furono stampate e diffuse oltre cinquantamila copie e che furono sottoscritti 3000 abbonamenti (cifre notevoli ed eccezionali per quei tempi). II giornale ebbe sùbito il battesimo del fuoco con le persecuzioni poliziesche, la censura governativa, i sequestri a ripetizione e i processi: ben presto i gerenti furono arrestati e incriminati, cosicché nel luglio 1897 il Cassola e poi lo stesso Bissolati furono costretti a farsi sostituire nella gerenza, mentre il primo gerente, Romeo Frezzi, veniva assassinato in carcere. L'« Avanti! » affianca l'opera dei deputati socialisti alla Camera nella lotta contro l'immoralità della vita pubblica, contro le imprese coloniali e le spese militari (spese improduttive), per la moralizzazione dei bilanci dello Stato, per l'approvazione della legge di iniziativa parlamentare sulla protezione del lavoro delle donne e dei fanciulli, secondando il voto del Congresso socialista di Lodi, e per la legge sulla cooperazione, che, approvata dalla Camera, fu respinta dal Senato. Vivace, e spesso causa di sequestri e di incriminazioni, la campagna antimilitarista, tenace la protesta perché siano restituiti i diritti civili ad Amilcare Cipriani, volontario in Grecia (1897) per la causa della libertà. Pubblica in appendice la storia del movimento anarchico-socialista e quasi in ogni numero le clamorose vignette dello Scalarmi. Scrittori e critici d'arte e di letteratura tengono informati i lettori de l'« Avanti! » delle novità librarie e degli avvenimenti di maggior successo artistico, scientifico e letterario. Assidua, costante e coerente l'assistenza alla classe operaia e la solidarietà durante le agitazioni sostenute con vigore, nonostante i rigori della legge, che qualificava come eccitazione all'odio fra le classi la propaganda del giornale. Memorabile è rimasta la lotta per le agitazioni dei braccianti del Ferrarese, come quella per gli scandali bancari; memorabili pure le campagne contro le spese improduttive per gli armamenti, contro il rincaro del pane, sulla situazione industriale napoletana, sulla libertà di pensiero offesa dal defenestramento del prof. Ettore Ciccotti dall'Università di Milano perché socialista, e contro la proposta di legge sulla istituzione del domicilio coatto. Vasta eco ebbe pure la campagna per la conquista dei « pubblici poteri » e la diffusione della pregiudiziale votata dal Congresso socialista di Reggio Emilia per le candidature proprie nelle elezioni amministrative e politiche, col programma massimo di riforme e quello minimo di più immediata realizzazione, dettato dai Congressi di Reggio Emilia e di Parma. La vertenza Savoia-Orléans e il clamoroso duello del Conte di Torino con Enrico di Orléans da occasione al giornale di deprecare le volgari offese allo spirito cavalleresco dell'esercito italiano, e di stigmatizzare il costume di risolvere in modo cruento le vertenze e le offese. Riferisce sui risultati del Congresso internazionale di Zurigo per la difesa dei lavoratori, al quale la Svizzera aveva invitato i rappresentanti autentici della classe operaia, senza distinzione di parato, per la discussione dei problemi inerenti alla tutela legale della vita e della salute dei lavoratori. In quel Congresso i socialisti si opposero alla mozione cattolica per il divieto del lavoro della donna nell'industria perché sovvertitore di ogni consuetudine e differenza di sesso, e perché basato sul principio dell'eguaglianza della donna e dell'uomo nella libertà di scegliersi il lavoro più consono alle proprie attitudini. Pubblica le corrispondenze dal Belgio dell'esule Ciancabilla. Il rincaro dei generi alimentari, e in modo particolare del pane, suscita il malumore delle masse popolari. Il Partito e il giornale denunciano le condizioni di disagio della classe operaia, la disoccupazione, gli scarsi e inadeguati salari. I dolorosi fatti di Ancona offrono occasione al giornale per chiedere l'abolizione del dazio sul grano. I tumulti e gli scioperi suscitano in tutta Italia la reazione governativa, che procede alla repressione violenta, manu militari, delle clamorose dimostrazioni del popolo affamato, che reclama pane e lavoro. I maggiori esponenti dei partiti democratici, e soprattutto del Partito socialista, vengono arrestati. Leonida Bissolati viene arrestato il 13 maggio 1898 e con lui i redattori Garzia Cassola, Guido Podrecca, A. Susi, G. Galantara, gli impiegati Drago, Trento, Valente, Pinchetti, Cimatti, l'impaginatore, il gerente, l'usciere. Il 14 maggio, ad opera dei deputati socialisti, l’« Avanti! » riprende le pubblicazioni su mezzo foglio. In quel periodo doloroso per le sorti del Partito e del giornale, la direzione è assunta provvisoriamente da Enrico Ferri, finché il Bissolati, liberato, riprende le redini dell'< Avanti!>, al quale imprime un indirizzo moderato e conciliante. Tale indirizzo, favorito dalle accorte lusinghe della politica governativa, si afferma nei Congressi di Roma (1900) e di Imola (1902), accentuando i contrasti di tendenza in seno al Partito, che inducono il Bissolati ad abbandonare la direzione del giornale. Gli succede nuovamente Enrico Ferri, che rappresenta, in quel momento, la corrente che Filippo Turati qualificò anarchica : « un ritorno alle posizioni anteriori al Congresso di Genova del 1892 ». Durante la direzione del Ferri, il giornale assume un indirizzo prevalentemente intransigente e di opposizione alla politica conciliante di Zanardelli e di Giolitti. Notevole in questi anni la campagna condotta dall'<Avanti! » contro le spese militari e il processo Bettolo, conseguenza delle accuse formulate dal giornale di compromessi finanziari dell'industria siderurgica con i programmi militari del ministero della Marina, nonché quella altrettanto vivace contro la massoneria. Paolo Orano pubblica i medaglioni storici della rivoluzione di Francia, che furono un successo letterario del giornale. Notevole l'aspra polemica contro il sindacalismo e i suoi teorici maggiori, Arturo Labriola ed Enrico Leone, accusato quest'ultimo, ingiustamente, di ricevere sussidi governativi per il giornale « L'Azione », organo dei gruppi sindacalisti dissidenti, usciti dal Partito. Il Congresso delle Camere del lavoro prima, lo sciopero generale poi, il primo proclamato in Italia, acuiscono il contrasto delle tendenze. Le correnti sindacaliste isolate e sopraffatte dalla corrente integralista, mirante all'unità del Partito, si differenziano e si allontanano sempre più dal Partito stesso. Enrico Ferri abbandona la direzione del giornale e gli succede Oddino Morgari, che in quel momento godeva il favore della base per il successo della sua formula conciliante, che consentiva la coesistenza di opposte ideologie, se pure divergenti, nel campo dell'azione sindacale operaia: era ancor viva l'eco della clamorosa campagna condotta dal Morgari contro la visita dello Zar delle Russie al Re d'Italia: tuttavia il suo programma politico fu battuto al Congresso di Firenze (1908), in cui la corrente riformista riebbe il sopravvento, in séguito al successo non meno clamoroso del riformismo avvenuto al Congresso della Confederazione generale del lavoro a Modena. Il ritorno alla direzione dell'« Avanti! » di Leonida Bissolati segnò ancora una volta il ritorno delle alleanze coi partiti della democrazia, la politica dei blocchi, che ottenne i maggiori successi nelle elezioni amministrative di quegli anni. I risultati di questi esperimenti sembrarono assai discutibili. Infatti la campagna di Libia trova i socialisti impreparati a sostenere una energica opposizione all'impresa coloniale, tanto che Bissolati, già da tempo dimissionario dalla direzione del giornale, e altri esponenti del riformismo, come il Podrecca (favorevole all'impresa libica), Cabrini e Bonomi furono espulsi dal Partito. Intanto la sede del giornale veniva trasferita da Roma (ultimo numero ivi pubblicato: a. XV, n. 278, 8 ottobre 1911) a Milano, dove vedeva la luce il n. 279 del giorno successivo. Nel novembre 1912 la direzione del giornale fu assunta da Benito Mussolini, esponente della corrente intransigente e rivoluzionaria del Partito. Durante questo periodo l'« Avanti! » accentuò la campagna contro la massoneria e quella antimilitarista; ma soprattutto significativo fu l'atteggiamento assunto dal giornale durante la « settimana rossa » (7-14 luglio 1914), atteggiamento decisamente favorevole ai moti insurrezionali e allo sciopero generale proclamato in tutta l'Italia dal Partito e dalla Confederazione generale del lavoro. Notevole l'articolo apparso sull'« Avanti! » in quei giorni contro la monarchia, che l'effimera repubblica proclamata dai rivoluzionari di Ancona e delle Marche avrebbe dovuto detronizzare. Scoppiata la grande guerra, G. M. Serrati sostituisce Mussolini nella direzione e il giornale assume un netto atteggiamento di opposizione all'intervento e svolge una accanita propaganda, nel tentativo di mobilitare le masse operaie in segno di protesta contro la guerra, con la proclamazione dello sciopero generale, specialmente a Torino, dove il proletariato costituisce il nerbo più compatto contro la politica dell'intervento. Costantino Lazzari, segretario del Partito, e il Serrati sono arrestati. Durante tutta la guerra il giornale mantiene un atteggiamento a volte riservato, a volte aspramente ostile alla propaganda patriottica, specialmente dopo la ritirata di Caporetto. Intanto il giornale diviene sempre più il portavoce della corrente proletaria. Sorgono l'« Avanti! » di Roma (20 giugno 1917) e l’« Avanti! » di Torino (15 ottobre 1918). La rivoluzione russa è vivamente esaltata. Il 15 aprile 1919, durante lo sciopero generale proclamato a Milano in segno di protesta per i sanguinosi episodi di piazza Garigliano, una squadra di fascisti assalta la sede del giornale in via San Damiano, saccheggia e distrugge il macchinario, mentre i redattori riescono a stento a salvarsi. Coi contributi degli operai si pone mano allora alla costruzione di una nuova sede in via Settala: la prima pietra dell'edificio è posta il 1° maggio 1920, ma l'attentato del teatro Diana offre pretesto ai fascisti di rinnovare l'assalto sia alla vecchia sede, sia alla nuova, provocando notevoli danni. Tuttavia la nuova sede viene inaugurata il 9 ottobre 1921. Il 2 agosto 1922, durante lo sciopero generale per l'eccidio di Minervino Murge, i fascisti per la terza volta assaltano e devastano la sede dell'« Avanti », uccidono l'operaio Ambrogio Franchini, mentre Pietro Nenni viene ferito. Dopo una breve interruzione, il giornale torna ad uscire il 18 agosto 1922 e continua le pubblicazioni sino al 31 ottobre 1926, allorché la repressione fascista lo costringe a cessare. Risorge a Parigi, come bollettino, il 10 dicembre 1926 e raddoppia il formato il 20 febbraio 1927. La direzione del giornale è affidata, in questo periodo, ad Angelica Balabanoff, che è contraria all'idea dei socialdemocratici di unificare tutti i socialisti fuorusciti italiani, senza distinzioni di tendenze, in un unico partito. Il Congresso di Grenoble si pronuncia a favore dell'unificazione; ma un gruppo di dissidenti rimane fuori del nuovo Partito socialista italiano di unità proletaria e continua a pubblicare l'« Avanti! », mentre il Partito suddetto fa uscire un altro giornale dal titolo « II Nuovo Avanti », la cui direzione è affidata a Pietro Nenni. Dal 29 marzo 1930 al 12 maggio 1934 uscì col titolo: « Avanti! (L'avvenire dei lavoratori) ». Nell'agosto 1931 uscì a Roma. Dal 19 maggio 1934 al maggio 1940 continuò ad uscire in Francia col titolo : « II Nuovo Avanti (Le nouvel Avanti) » ed il sottotitolo: «Settimanale del Partito socialista italiano (Sezione dell'Internazionale operaia socialista)». Nel n. 14, a. I, nuova ser. (25 agosto 1934) esalta il patto di unità d'azione col Partito comunista italiano, riportandone il testo. Durante la guerra spagnola, Pietro Nenni, direttore dell'« Avanti! », è commissario delle brigate internazionali che lottano contro le divisioni fasciste. Finalmente ecco che l'« Avanti! » risorge clandestino a Roma il 26 luglio 1943, a Milano il 1° agosto 1943 e continua ad uscire clandestino, in entrambe le città, dopo l'8 settembre. Cadono nella lotta i tipografi dell'edizione romana Armellini e Chellini. Mario Fiorelli, primo redattore capo, viene ucciso dai fascisti il 4 dicembre 1943; Eugenio Colorni, redattore capo, è fucilato dai Tedeschi alla vigilia della liberazione di Roma. La direzione dell'edizione clandestina dell'Alta Italia è assunta da Guido Mazzali con la collaborazione di Ermanno Bartellini (morto a Dachau il 10 aprile 1945), Ottavio Pieraccini e Umberto Recalcati (morti a Mathausen, il primo il 28 marzo 1945, l'altro il 12 dicembre 1944), Roberto Veratti (morto a Milano il 24 agosto 1943), Virginio Dagnino, Henri Molinari, Lina Merlin, Gianni Naldi, Angelo Saraceno. L'« Avanti! » esce come n. 1, a. XLIX, nuova ser. a Milano, il 26 aprile 1945. Nel n. 130, a. L, seconda edizione (5 giugno 1946), esalta la caduta della monarchia e l'instaurazione della Repubblica italiana. La fondazione del giornale quotidiano del Partito socialista italiano costituì un avvenimento nella vita del Partito, il quale sentiva la necessità urgente di rivolgere alle masse dei lavoratori < la parola semplice e comprensiva della giustizia e della libertà », cioè di far conoscere con tale linguaggio gli avvenimenti della vita politica ed economica del paese. Il Congresso del Partito, tenuto a Firenze nel teatro Salvini nel luglio 1896, ed al quale intervennero oltre 220 delegati (una delle maggiori manifestazioni di quegli anni, sia per le decisioni adottate, sia per il grande spiegamento di forze socialiste), deliberava la fondazione del quotidiano. La direzione del Partito, attraverso vivi contrasti suscitati dalla minacciata soppressione de « La Lotta di classe », periodico fondato dai socialisti milanesi e assunto ad organo ufficiale del Partito dal Congresso di Genova del 1892, confermava nella riunione del 1° novembre la decisione del Congresso, e il nuovo quotidiano appariva finalmente il 25 dicembre, dopo esser stato annunziato con un manifesto, del quale il Questore di Roma aveva proibito la diffusione e l'affissione. Il giornale, che doveva chiamarsi « Italia nuova », fu battezzato col titolo: « Avanti! », il vecchio titolo del « Worwarts! », al quale Carlo Marx collaborò negli anni 1844-1845, e di altri giornaletti socialisti che lo avevano preceduto. Il giornale, sorto sia per il contributo spontaneo di migliaia di lavoratori, sia per il contributo di borghesi « ai quali la vita non par degna di esser vissuta, se non la si consacra alla causa della verità », ebbe un clamoroso successo editoriale, se si pensa che ne furono stampate e diffuse oltre cinquantamila copie e che furono sottoscritti 3000 abbonamenti (cifre notevoli ed eccezionali per quei tempi). II giornale ebbe sùbito il battesimo del fuoco con le persecuzioni poliziesche, la censura governativa, i sequestri a ripetizione e i processi: ben presto i gerenti furono arrestati e incriminati, cosicché nel luglio 1897 il Cassola e poi lo stesso Bissolati furono costretti a farsi sostituire nella gerenza, mentre il primo gerente, Romeo Frezzi, veniva assassinato in carcere. L'« Avanti! » affianca l'opera dei deputati socialisti alla Camera nella lotta contro l'immoralità della vita pubblica, contro le imprese coloniali e le spese militari (spese improduttive), per la moralizzazione dei bilanci dello Stato, per l'approvazione della legge di iniziativa parlamentare sulla protezione del lavoro delle donne e dei fanciulli, secondando il voto del Congresso socialista di Lodi, e per la legge sulla cooperazione, che, approvata dalla Camera, fu respinta dal Senato. Vivace, e spesso causa di sequestri e di incriminazioni, la campagna antimilitarista, tenace la protesta perché siano restituiti i diritti civili ad Amilcare Cipriani, volontario in Grecia (1897) per la causa della libertà. Pubblica in appendice la storia del movimento anarchico-socialista e quasi in ogni numero le clamorose vignette dello Scalarmi. Scrittori e critici d'arte e di letteratura tengono informati i lettori de l'« Avanti! » delle novità librarie e degli avvenimenti di maggior successo artistico, scientifico e letterario. Assidua, costante e coerente l'assistenza alla classe operaia e la solidarietà durante le agitazioni sostenute con vigore, nonostante i rigori della legge, che qualificava come eccitazione all'odio fra le classi la propaganda del giornale. Memorabile è rimasta la lotta per le agitazioni dei braccianti del Ferrarese, come quella per gli scandali bancari; memorabili pure le campagne contro le spese improduttive per gli armamenti, contro il rincaro del pane, sulla situazione industriale napoletana, sulla libertà di pensiero offesa dal defenestramento del prof. Ettore Ciccotti dall'Università di Milano perché socialista, e contro la proposta di legge sulla istituzione del domicilio coatto. Vasta eco ebbe pure la campagna per la conquista dei « pubblici poteri » e la diffusione della pregiudiziale votata dal Congresso socialista di Reggio Emilia per le candidature proprie nelle elezioni amministrative e politiche, col programma massimo di riforme e quello minimo di più immediata realizzazione, dettato dai Congressi di Reggio Emilia e di Parma. La vertenza Savoia-Orléans e il clamoroso duello del Conte di Torino con Enrico di Orléans da occasione al giornale di deprecare le volgari offese allo spirito cavalleresco dell'esercito italiano, e di stigmatizzare il costume di risolvere in modo cruento le vertenze e le offese. Riferisce sui risultati del Congresso internazionale di Zurigo per la difesa dei lavoratori, al quale la Svizzera aveva invitato i rappresentanti autentici della classe operaia, senza distinzione di parato, per la discussione dei problemi inerenti alla tutela legale della vita e della salute dei lavoratori. In quel Congresso i socialisti si opposero alla mozione cattolica per il divieto del lavoro della donna nell'industria perché sovvertitore di ogni consuetudine e differenza di sesso, e perché basato sul principio dell'eguaglianza della donna e dell'uomo nella libertà di scegliersi il lavoro più consono alle proprie attitudini. Pubblica le corrispondenze dal Belgio dell'esule Ciancabilla. Il rincaro dei generi alimentari, e in modo particolare del pane, suscita il malumore delle masse popolari. Il Partito e il giornale denunciano le condizioni di disagio della classe operaia, la disoccupazione, gli scarsi e inadeguati salari. I dolorosi fatti di Ancona offrono occasione al giornale per chiedere l'abolizione del dazio sul grano. I tumulti e gli scioperi suscitano in tutta Italia la reazione governativa, che procede alla repressione violenta, manu militari, delle clamorose dimostrazioni del popolo affamato, che reclama pane e lavoro. I maggiori esponenti dei partiti democratici, e soprattutto del Partito socialista, vengono arrestati. Leonida Bissolati viene arrestato il 13 maggio 1898 e con lui i redattori Garzia Cassola, Guido Podrecca, A. Susi, G. Galantara, gli impiegati Drago, Trento, Valente, Pinchetti, Cimatti, l'impaginatore, il gerente, l'usciere. Il 14 maggio, ad opera dei deputati socialisti, l’« Avanti! » riprende le pubblicazioni su mezzo foglio. In quel periodo doloroso per le sorti del Partito e del giornale, la direzione è assunta provvisoriamente da Enrico Ferri, finché il Bissolati, liberato, riprende le redini dell'< Avanti!>, al quale imprime un indirizzo moderato e conciliante. Tale indirizzo, favorito dalle accorte lusinghe della politica governativa, si afferma nei Congressi di Roma (1900) e di Imola (1902), accentuando i contrasti di tendenza in seno al Partito, che inducono il Bissolati ad abbandonare la direzione del giornale. Gli succede nuovamente Enrico Ferri, che rappresenta, in quel momento, la corrente che Filippo Turati qualificò anarchica : « un ritorno alle posizioni anteriori al Congresso di Genova del 1892 ». Durante la direzione del Ferri, il giornale assume un indirizzo prevalentemente intransigente e di opposizione alla politica conciliante di Zanardelli e di Giolitti. Notevole in questi anni la campagna condotta dall'<Avanti! » contro le spese militari e il processo Bettolo, conseguenza delle accuse formulate dal giornale di compromessi finanziari dell'industria siderurgica con i programmi militari del ministero della Marina, nonché quella altrettanto vivace contro la massoneria. Paolo Orano pubblica i medaglioni storici della rivoluzione di Francia, che furono un successo letterario del giornale. Notevole l'aspra polemica contro il sindacalismo e i suoi teorici maggiori, Arturo Labriola ed Enrico Leone, accusato quest'ultimo, ingiustamente, di ricevere sussidi governativi per il giornale « L'Azione », organo dei gruppi sindacalisti dissidenti, usciti dal Partito. Il Congresso delle Camere del lavoro prima, lo sciopero generale poi, il primo proclamato in Italia, acuiscono il contrasto delle tendenze. Le correnti sindacaliste isolate e sopraffatte dalla corrente integralista, mirante all'unità del Partito, si differenziano e si allontanano sempre più dal Partito stesso. Enrico Ferri abbandona la direzione del giornale e gli succede Oddino Morgari, che in quel momento godeva il favore della base per il successo della sua formula conciliante, che consentiva la coesistenza di opposte ideologie, se pure divergenti, nel campo dell'azione sindacale operaia: era ancor viva l'eco della clamorosa campagna condotta dal Morgari contro la visita dello Zar delle Russie al Re d'Italia: tuttavia il suo programma politico fu battuto al Congresso di Firenze (1908), in cui la corrente riformista riebbe il sopravvento, in séguito al successo non meno clamoroso del riformismo avvenuto al Congresso della Confederazione generale del lavoro a Modena. Il ritorno alla direzione dell'« Avanti! » di Leonida Bissolati segnò ancora una volta il ritorno delle alleanze coi partiti della democrazia, la politica dei blocchi, che ottenne i maggiori successi nelle elezioni amministrative di quegli anni. I risultati di questi esperimenti sembrarono assai discutibili. Infatti la campagna di Libia trova i socialisti impreparati a sostenere una energica opposizione all'impresa coloniale, tanto che Bissolati, già da tempo dimissionario dalla direzione del giornale, e altri esponenti del riformismo, come il Podrecca (favorevole all'impresa libica), Cabrini e Bonomi furono espulsi dal Partito. Intanto la sede del giornale veniva trasferita da Roma (ultimo numero ivi pubblicato: a. XV, n. 278, 8 ottobre 1911) a Milano, dove vedeva la luce il n. 279 del giorno successivo. Nel novembre 1912 la direzione del giornale fu assunta da Benito Mussolini, esponente della corrente intransigente e rivoluzionaria del Partito. Durante questo periodo l'« Avanti! » accentuò la campagna contro la massoneria e quella antimilitarista; ma soprattutto significativo fu l'atteggiamento assunto dal giornale durante la « settimana rossa » (7-14 luglio 1914), atteggiamento decisamente favorevole ai moti insurrezionali e allo sciopero generale proclamato in tutta l'Italia dal Partito e dalla Confederazione generale del lavoro. Notevole l'articolo apparso sull'« Avanti! » in quei giorni contro la monarchia, che l'effimera repubblica proclamata dai rivoluzionari di Ancona e delle Marche avrebbe dovuto detronizzare. Scoppiata la grande guerra, G. M. Serrati sostituisce Mussolini nella direzione e il giornale assume un netto atteggiamento di opposizione all'intervento e svolge una accanita propaganda, nel tentativo di mobilitare le masse operaie in segno di protesta contro la guerra, con la proclamazione dello sciopero generale, specialmente a Torino, dove il proletariato costituisce il nerbo più compatto contro la politica dell'intervento. Costantino Lazzari, segretario del Partito, e il Serrati sono arrestati. Durante tutta la guerra il giornale mantiene un atteggiamento a volte riservato, a volte aspramente ostile alla propaganda patriottica, specialmente dopo la ritirata di Caporetto. Intanto il giornale diviene sempre più il portavoce della corrente proletaria. Sorgono l'« Avanti! » di Roma (20 giugno 1917) e l’« Avanti! » di Torino (15 ottobre 1918). La rivoluzione russa è vivamente esaltata. Il 15 aprile 1919, durante lo sciopero generale proclamato a Milano in segno di protesta per i sanguinosi episodi di piazza Garigliano, una squadra di fascisti assalta la sede del giornale in via San Damiano, saccheggia e distrugge il macchinario, mentre i redattori riescono a stento a salvarsi. Coi contributi degli operai si pone mano allora alla costruzione di una nuova sede in via Settala: la prima pietra dell'edificio è posta il 1° maggio 1920, ma l'attentato del teatro Diana offre pretesto ai fascisti di rinnovare l'assalto sia alla vecchia sede, sia alla nuova, provocando notevoli danni. Tuttavia la nuova sede viene inaugurata il 9 ottobre 1921. Il 2 agosto 1922, durante lo sciopero generale per l'eccidio di Minervino Murge, i fascisti per la terza volta assaltano e devastano la sede dell'« Avanti », uccidono l'operaio Ambrogio Franchini, mentre Pietro Nenni viene ferito. Dopo una breve interruzione, il giornale torna ad uscire il 18 agosto 1922 e continua le pubblicazioni sino al 31 ottobre 1926, allorché la repressione fascista lo costringe a cessare. Risorge a Parigi, come bollettino, il 10 dicembre 1926 e raddoppia il formato il 20 febbraio 1927. La direzione del giornale è affidata, in questo periodo, ad Angelica Balabanoff, che è contraria all'idea dei socialdemocratici di unificare tutti i socialisti fuorusciti italiani, senza distinzioni di tendenze, in un unico partito. Il Congresso di Grenoble si pronuncia a favore dell'unificazione; ma un gruppo di dissidenti rimane fuori del nuovo Partito socialista italiano di unità proletaria e continua a pubblicare l'« Avanti! », mentre il Partito suddetto fa uscire un altro giornale dal titolo « II Nuovo Avanti », la cui direzione è affidata a Pietro Nenni. Dal 29 marzo 1930 al 12 maggio 1934 uscì col titolo: « Avanti! (L'avvenire dei lavoratori) ». Nell'agosto 1931 uscì a Roma. Dal 19 maggio 1934 al maggio 1940 continuò ad uscire in Francia col titolo : « II Nuovo Avanti (Le nouvel Avanti) » ed il sottotitolo: «Settimanale del Partito socialista italiano (Sezione dell'Internazionale operaia socialista)». Nel n. 14, a. I, nuova ser. (25 agosto 1934) esalta il patto di unità d'azione col Partito comunista italiano, riportandone il testo. Durante la guerra spagnola, Pietro Nenni, direttore dell'« Avanti! », è commissario delle brigate internazionali che lottano contro le divisioni fasciste. Finalmente ecco che l'« Avanti! » risorge clandestino a Roma il 26 luglio 1943, a Milano il 1° agosto 1943 e continua ad uscire clandestino, in entrambe le città, dopo l'8 settembre. Cadono nella lotta i tipografi dell'edizione romana Armellini e Chellini. Mario Fiorelli, primo redattore capo, viene ucciso dai fascisti il 4 dicembre 1943; Eugenio Colorni, redattore capo, è fucilato dai Tedeschi alla vigilia della liberazione di Roma. La direzione dell'edizione clandestina dell'Alta Italia è assunta da Guido Mazzali con la collaborazione di Ermanno Bartellini (morto a Dachau il 10 aprile 1945), Ottavio Pieraccini e Umberto Recalcati (morti a Mathausen, il primo il 28 marzo 1945, l'altro il 12 dicembre 1944), Roberto Veratti (morto a Milano il 24 agosto 1943), Virginio Dagnino, Henri Molinari, Lina Merlin, Gianni Naldi, Angelo Saraceno. L'« Avanti! » esce come n. 1, a. XLIX, nuova ser. a Milano, il 26 aprile 1945. Nel n. 130, a. L, seconda edizione (5 giugno 1946), esalta la caduta della monarchia e l'instaurazione della Repubblica italiana.

collocation: Ga. II. 160 e 161.1

reference: 203 a

Avanti! — Giornale del Partito socialista. (Edizione romana).

note: Roma (Officina Poligrafica Italiana, poi Soc. Poligrafica Ed. Romana); quotidiano; cm 58 x 42; pp. 2 e 4, coll. 6.

responsable: Direttori: Giacinto Menotti Serrati, Oddino Morgari.

coherence: a. XXI, n. 287 (16 ottobre 1917) - a. XXVI, n. 181 (5 agosto 1922). Interruzione dal n. 318, a. XXI (16 novembre 1917) al n. 346-347, a. XXI (14-15 dicembre 1917).

collocation: Ga. II. 160

reference: 203 b

Avanti! — Giornale del Partito socialista. (Edizione piemontese).

note: Torino (Soc. Tip. « L'Alleanza »); quotidiano; cm 56 x 40; pp. 4, coll. 6, illustrato.

responsable: Direttore: Ottavio Pastore; gerenti resp.: Alberto Chianale, Vincenzo Pagella, Leo Gaietto.

coherence: a. XXII, n. 336 (5 dicembre 1918) - a. XXIV, n, 340 (31 dicembre 1920).

notes contenu: Fondato dalla Sezione piemontese del Partito socialista italiano, questo periodico divenne il portavoce della frazione comunista del Partito stesso, la quale impresse al periodico un tono estremistico contrastante con le direttive del Partito. Anziché limitarsi a combattere per l'aumento dei salari, la diminuzione delle ore lavorative, ecc., il periodico divenne infatti antesignano di un'azione rivoluzionaria, mirante a spezzare la vigente struttura sociale e a rivendicare agli operai la direzione e il possesso delle fabbriche. Il giornale si richiama continuamente alle esperienze della rivoluzione russa per farsi propugnatore di una costituente proletaria, per la creazione e pel riconoscimento dei consigli di fabbrica e delle commissioni interne. L'atteggiamento del giornale rende sempre più aspro il dissidio fra la sua direzione e la direzione del Partito, la quale, nel dicembre 1920, decide la soppressione dell'edizione piemontese dell'« Avanti ! ». La frazione comunista torinese del Partito fonda allora l'« Ordine nuovo », la cui direzione è affidata ad Antonio Gramsci e a Palmiro Togliatti.

collocation: Ga. II. 255

reference: 203 c

Avanti! — Giornale del Partito socialista.

note: Napoli (Tip. L. Barca); settimanale; cm 42 x 28; pp. 2, poi 4, coll. 5, poi 6, illustrato.

responsable: Direttore: Nino Gaeta.

coherence: a. II (XLVIII), n. 9 (19 marzo 1944) - a. XLVIII, n. 26 (23 luglio 1944). Numero speciale dedicato alla memoria di B. Buozzi (8-11 giugno 1944).

collocation: GI. II. 2172

reference: 203 d

Avanti! — Giornale del Partito socialista italiano di unità proletaria.

note: Firenze (s. t.); [periodicità non indicata] ; cm 35 x 25; pp. 4, coll. 3.

responsable: [Manca il nome del direttore e del gerente].

coherence: 1° luglio 1944. Esiste soltanto il numero segnalato, uscito clandestinamente, senza numerazione e senza l'indicazione dell'annata.

notes contenu: Foglio clandestino pubblicato mentre i Tedeschi, in ritirata verso la linea gotica, operavano ancora ai danni della città. Rivolge un appello ai compagni socialisti, agli amici e alle persone « comunque moralmente e politicamente idonee », perché « collaborino col loro consiglio e colle loro specifiche capacità all'opera di redenzione ». Pubblica il manifesto con cui il Partito socialista nel giugno 1944 si indirizzava ai compagni socialisti e ai lavoratori della Toscana, invitandoli alla lotta contro il nemico, e nello stesso tempo alla lotta per l'instaurazione della repubblica socialista.

collocation: GI. II. 160

reference: 203 e

Avanti! — La rivoluzione socialista. Edizione della Federazione giovanile socialista.

note: Roma (Soc. Anonima « La tribuna »); settimanale; cm 58 x 42; pp. 2, coll. 8.

responsable: Comitato di redazione: Matteo Matteott, Leo Solari.

coherence: a. XLVIII, n. 83 bis, nuova ser., n. 8 (11-17 settembre 1944) - a. XLVIII, n. 131 bis, nuova ser., n. 16 (5-12 novembre 1944).

collocation: Ga. II. 160

reference: 203 f